In Italia, il settore dei data center sta vivendo una crescita senza precedenti, spinta dalla crescente domanda di servizi digitali, dall’intelligenza artificiale in primis, e dalla digitalizzazione della Pubblica Amministrazione a valle degli investimenti profusi grazie ai fondi del noto PNRR. Ad oggi nel paese sono censiti oltre 170 data center principali, intesi come strutture generiche e hyperscale, ovvero data center di dimensioni massicce posti in edifici appositamente progettati. Se consideriamo anche i centri elaborazione dati aziendali e della pubblica amministrazione di piccole e medie dimensioni, il numero sale a oltre 1.200 strutture, sebbene la tendenza attuale sia il consolidamento di questi siti minori verso poche grandi infrastrutture moderne. Questi numeri pongono l’Italia al tredicesimo posto al mondo per numero di data center e al quarto in Unione Europea, con la previsione di 83 nuove grandi infrastrutture annunciate per il prossimo triennio.
I data center sono notoriamente infrastrutture energivore, ma il loro impatto reale va attentamente contestualizzato. Il consumo attuale si attesta intorno ai 5,8 TWh, pari all’1,9% del fabbisogno elettrico nazionale, mentre la potenza nominale complessiva ha raggiunto i 513 MW nel 2024 con un incremento del 17% rispetto all’anno precedente. Entro il 2035, il peso dei data center sui consumi nazionali potrebbe salire drasticamente, arrivando a superare il 5% del totale nazionale. Le richieste di connessione alla rete elettrica in media e alta tensione per nuovi impianti a fine 2025 hanno infatti raggiunto i 69 GW, una cifra enorme che risulta quasi tredici volte superiore ai livelli del 2023. Questa distribuzione è fortemente sbilanciata verso il Nord per ragioni di connettività e vicinanza alle imprese, con la Lombardia che ospita oltre il 60% della potenza nazionale e Milano che concentra da sola il 46% della capacità totale, circa 238 MW, confermandosi come una delle aree a maggior potenziale di crescita in Europa davanti a città come Madrid e Zurigo.
Impianti elettrici e classificazione dell’affidabilità
In un’epoca definita dalla “Data Gravity”, dove ogni secondo vengono generati petabyte di informazioni, il data center rappresenta la spina dorsale dell’economia globale. Tuttavia, sotto il velo dei software e dei server si nasconde una realtà fisica complessa e critica: l’infrastruttura elettrica. Un data center non è altro che un gigantesco convertitore di energia elettrica in calore e calcolo, dove l’affidabilità non è un’opzione ma un prerequisito esistenziale che inizia con la prevenzione del fallimento tramite la ridondanza dei componenti critici.
Per misurare e certificare questa affidabilità, l’Uptime Institute ha creato lo standard internazionale Tier, che suddivide le strutture in quattro livelli dal più semplice al più complesso. Il livello Tier I rappresenta l’infrastruttura di base senza alcuna ridondanza e con un percorso singolo per corrente e raffreddamento, comportando la necessità di fermare l’impianto per qualsiasi manutenzione e una disponibilità del 99,671%. Il Tier II introduce componenti ridondanti con una configurazione parziale, offrendo un livello di sicurezza leggermente superiore e una disponibilità del 99,741%. Il Tier III, che rappresenta lo standard per la maggior parte dei data center professionali e di colocation in Italia, garantisce la manutenibilità contemporanea grazie a percorsi multipli che permettono di intervenire su qualsiasi componente senza spegnere i server, raggiungendo una disponibilità del 99,982%. Infine, il Tier IV costituisce il massimo livello di eccellenza con una tolleranza totale ai guasti e una disponibilità del 99,995%, ideale per missioni critiche bancarie e governative grazie a infrastrutture completamente separate e indipendenti.

Normative tecniche e obblighi di rendicontazione europea
Il quadro normativo di riferimento per la progettazione e la gestione di queste infrastrutture si fonda sulla Norma CEI 64-8, la cui settima parte fornisce prescrizioni fondamentali sulla scelta dei cavi resistenti al fuoco e sulla protezione contro i sovraccarichi, mentre la Parte 8-1 definisce i requisiti per l’efficienza energetica. A livello europeo, la serie EN 50600 recepita dal CEI copre l’intero ciclo di vita del data center, spaziando dalla costruzione degli edifici alla distribuzione dell’energia elettrica con classi di disponibilità analoghe ai Tier, fino al controllo ambientale e al monitoraggio degli indicatori di prestazione energetica.
A queste norme si aggiunge la Direttiva UE 2023/1791, che impone ai data center con potenza superiore a 500 kW stringenti obblighi di rendicontazione annuale entro il 15 maggio. I gestori devono comunicare parametri cruciali come il PUE, il fattore di energia rinnovabile, il consumo idrico e il riutilizzo del calore di scarto, un aspetto particolarmente oneroso per i nuovi impianti sopra a 1 MW che devono implementare scambiatori di calore complessi per alimentare reti di teleriscaldamento cittadino. L’introduzione di audit energetici periodici da parte di enti terzi trasforma i data center in soggetti attivi e trasparenti, costringendo molte strutture obsolete a costosi interventi di retrofitting per evitare sanzioni e garantire la conformità agli obiettivi climatici europei.
Gestione e manutenzione degli impianti elettrici
La Guida CEI 0-10 ha rappresentato per anni il documento di riferimento in Italia per organizzare la manutenzione degli impianti elettrici e garantire il mantenimento dei requisiti di sicurezza e funzionalità nel tempo. Essa distingueva tra manutenzione correttiva, preventiva e predittiva, imponendo la tracciabilità di ogni intervento attraverso un registro dei controlli e rapporti di verifica strumentale che devono essere messi a disposizione delle autorità di vigilanza in ottemperanza al Decreto Legislativo 81/08 e al DPR 462/01. Da qualche anno la Guida CEI 0-10 è stata ritirata e da allora il settore è in attesa di un documento sostitutivo che possa allineare lo stato dell’arte alle moderne tecniche di manutenzione.
All’interno dei data center, le attività manutentive si dividono tra esami a vista e verifiche strumentali. Gli esami a vista comprendono controlli non invasivi come l’integrità dei gradi IP dei quadri, la presenza di schemi aggiornati, l’assenza di segni di surriscaldamento e la verifica della sigillatura dei passaggi dei cavi tra compartimenti diversi. Le verifiche strumentali, invece, richiedono competenze specifiche e, in alcuni casi, l’interruzione parziale o totale del servizio. Controlli come la misura della resistenza di terra e dell’impedenza dell’anello di guasto avvengono solitamente a impianto in esercizio ma comportano rischi in caso di errori umani, mentre la prova degli interruttori differenziali rappresenta l’operazione più delicata in assoluto poiché un errato intervento può spegnere intere file di rack e corrompere database. Per ovviare a questo problema, i data center moderni sfruttano architetture a doppia alimentazione, eseguendo i test sulla Linea A mentre la Linea B sostiene il carico, oppure deviando temporaneamente il flusso su linee di bypass manutentivo.
Un ruolo sempre più centrale nella gestione moderna dei data center è ricoperto dalla manutenzione predittiva, un approccio evoluto che supera i limiti della classica manutenzione preventiva basata su scadenze fisse per abbracciare una filosofia guidata dai dati in tempo reale. Grazie all’integrazione di sensori IoT avanzati, sistemi di monitoraggio continuo delle scariche parziali nei quadri di media e alta tensione, e telecamere termografiche fisse, è possibile sorvegliare costantemente lo stato di salute dei componenti critici come trasformatori, gruppi di continuità e interruttori automatici. Queste tecnologie, coadiuvate da algoritmi di intelligenza artificiale e modelli di machine learning, analizzano i trend operativi e le micro-variazioni nei parametri elettrici per individuare segnali precoci di usura o anomalie prima che si trasformino in guasti catastrofici. L’adozione di piattaforme di Digital Twin permette inoltre di simulare scenari di stress sull’infrastruttura elettrica, consentendo ai team tecnici di intervenire con precisione chirurgica esattamente dove e quando necessario, riducendo drasticamente il rischio di errori umani associati agli interventi invasivi e garantendo la massima continuità operativa al business.