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Il 17 settembre, mentre i mercati europei incassavano il rialzo dei tassi della Federal Reserve e gli analisti misuravano gli effetti delle tensioni sullo stretto di Hormuz sul prezzo del petrolio, Sky TG24 Business ha scelto di affiancare ai consueti ospiti finanziari una voce della filiera elettrica. In studio, insieme al presidente di SACE Guglielmo Picchi, la conduttrice Mariangela Pira ha intervistato Paolo Ferrari, vicepresidente FME e amministratore delegato di Comoli Ferrari & C., storico distributore di materiale elettrico novarese.

Reti vetuste, il vero collo di bottiglia

Ferrari parte da lontano, e senza troppi giri di parole. Il tema dell’energia in Italia è complesso, dice, ma non tanto per la strategia con cui la produciamo quanto per come la portiamo dove serve. Sulle rinnovabili, pur riconoscendo che «si è avviato un volano», il giudizio resta severo: «Siamo ancora in forte ritardo», frenati soprattutto dalla dipendenza dagli incentivi e dai loro continui aggiustamenti. Guardando al 2030, la sintesi è impietosa: «Siamo in un regime di salti mortali per arrivarci».

Il vero nodo, per Ferrari, è un altro, e tocca direttamente il cuore del business della sua federazione: la rete che l’energia la porta a destinazione. «C’è un grosso tema molto sottovalutato, legato all’infrastruttura», osserva. «Diventiamo sempre più generatori, ma le nostre infrastrutture sono vetuste e non adeguate alle esigenze di oggi».

«Abbiamo un Paese da ripensare, da reingegnerizzare, partendo proprio dal presupposto dell’infrastruttura». Il rischio, dice Ferrari, è continuare a inseguire l’innovazione dal lato sbagliato: «Ci siamo occupati troppo di device, dell’ultimo metro, senza pensare che il device ha bisogno di reti. E le reti non reggono».

Il ragionamento esce dai confini stretti dell’energia. Meno del 10% delle scuole italiane, ricorda Ferrari, ha sistemi di raffreddamento: un dato che racconta un Paese abituato a rincorrere l’emergenza invece di investire per tempo. Il Covid, taglia corto, è stata l’occasione mancata: «Ci siamo orientati nel cambiare i banchi per distanziare, e non a investire su tecnologie di trattamento dell’aria che avrebbero reso più salubri gli ambienti anche dopo».

Il secondo fronte: mettere a sistema

È in questo quadro che si inserisce una frase pronunciata da Ferrari nei giorni scorsi, e che in studio ribadisce quasi come un manifesto: «L’Italia elettrica non può più aspettare». Interpellato sulle due priorità più urgenti, ne conferma una, l’infrastruttura, e ne aggiunge una seconda, più concettuale: mettere a sistema. «Facciamo ancora molta fatica», ammette, «e servirebbe un’abilitazione per sfruttare al meglio le opportunità che la tecnologia oggi offre».

Dalla Lombardia ad Arese: il percorso è già partito

E quasi sotto traccia, rispondendo su questo secondo fronte, Ferrari lascia intuire su cosa sta lavorando FME con Regione Lombardia. Il punto di partenza, spiega, non è intervenire ma prima capire: «Bisogna osservare, fare un censimento della situazione reale». La scelta della Lombardia non è casuale: pesa oltre il 20% sul piano nazionale, un «banco di prova anche quantitativo» che Ferrari immagina come primo passo di un percorso replicabile altrove. Il problema di fondo, per lui, è la cronica assenza di visione d’insieme: «Oggi abbiamo dati frammentati, o comunque poca visibilità. Viviamo di intermittenza negli interventi: serve un piano strategico di medio-lungo periodo».

Il progetto a cui Ferrari fa riferimento ha già una data e un nome ufficiali. Si chiama «Impianti elettrici evoluti per abitazioni pronte al futuro, il ruolo della filiera elettrica nella crescita competitiva e nell’innovazione tecnologica del territorio lombardo», è stato presentato da FME come soggetto capofila ed è stato approvato da Regione Lombardia lo scorso 30 giugno con un decreto dirigenziale (punteggio 69 su 100, trentatreesimo elenco delle proposte ammesse nell’ambito della Manifestazione di Interesse per lo sviluppo delle filiere produttive lombarde). Al tavolo siedono associazioni, imprese della distribuzione, aziende della filiera, installatori, operatori della building automation, mondo delle costruzioni e amministratori di condominio: un partenariato ampio, costruito attorno a temi come elettrificazione degli edifici, sicurezza degli impianti, efficienza energetica, digitalizzazione delle abitazioni e sostenibilità.

Il passo successivo ha già una data sul calendario: il 24 novembre, al Museo Alfa Romeo di Arese, si terrà l’evento che darà ufficialmente avvio al percorso, chiuso per l’occasione al pubblico e riservato ai soli specialisti della filiera. Non una semplice presentazione, ma l’inizio di un cammino pluriennale che punta a rendere la filiera elettrica protagonista della trasformazione delle abitazioni italiane verso un futuro più sicuro, efficiente e connesso.

In studio con Ferrari, il presidente di SACE Guglielmo Picchi ha inquadrato il tema da un’altra angolazione, quella dell’export e della diversificazione geografica delle imprese italiane in un contesto internazionale sempre più instabile: due letture diverse, energia e commercio estero, della stessa domanda, quanto siamo davvero preparati a competere. Ferrari chiude il ragionamento tornando su un concetto che vale per entrambi i fronti: «Ci siamo accorti di non avere avuto una politica energetica efficace per vent’anni. Sono passati altri quattro anni e faccio ancora fatica a vedere questa efficacia. Dobbiamo essere più padroni del nostro destino».