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QUESITO TECNICO
Conformità smarrita, impresa installatrice sparita…

Che alternativa si ha per un impianto realizzato nel 2014 dove risulta presente il progetto ma non si trova più la dichiarazione di conformità e non è possibile richiederla alla società realizzatrice perché non esiste più?
L’impianto è tuttora adeguato ma non si può emettere la dichiarazione di rispondenza e, di conseguenza, non si può espletare quanto richiesto dal DPR 462?

Maurizio Bisin

Il problema posto non ha soluzione nell’attuale quadro della legislazione tecnica applicabile al contesto considerato (decreto 37/08). La soluzione semplicista da molti adottata in casi analoghi, ma non corretta dal punto di vista legale, è quella di interpellare un’impresa installatrice in possesso dei requisiti tecnico professionali e sulla base della documentazione di progetto farsi rilasciare una dichiarazione di conformità dell’impianto ai sensi del decreto 37/08, sempre che l’impianto in essere sia effettivamente conforme e realizzato secondo le specifiche di progetto. La dichiarazione di conformità dovrà essere corredata da tutti gli allegati obbligatori. Come si potrà condividere tale soluzione costituisce un falso in molti ambiti (applicazione del decreto 37/08, legale, amministrativo-fiscale).

A nostro parere una via percorribile potrebbe essere:

Realizzare a cura di professionista abilitato iscritto ad albo professionale (per maggiore garanzia in possesso dei requisiti di cui all’art. 7 comma 6 decreto 37/08 per il rilascio della dichiarazione di rispondenza):
1) una verifica con prove e misure dell’intero impianto ai sensi della Norma CEI 64-8/6, o altra norma di riferimento nel caso di impianto alimentato a tensione superiore a 1 kV, e con riferimento ai requisiti essenziali di sicurezza previsti dalle Direttive Comunitarie e dal D.Lgs. 81/08;
2) un rilievo accurato di quanto installato (quadri generali e di zona/reparto, distribuzione principale e circuiti terminali, posizione componenti, etc. etc.) al fine di verificarne la corrispondenza con la documentazione di progetto (da determinarsi se “esecutivo” o “definitivo” ai sensi della Guida CEI 0-2);
3) una verifica tecnico-amministrativa sulla documentazione fiscale presentata dal Committente al fine di dare contezza della effettiva realizzazione dell’impianto in oggetto da parte di impresa abilitata ai sensi del decreto 37/08, ovvero acclarare la presenza di una o più fatture (eventualmente con uno o più DDT) che dimostrino la realizzazione dell’impianto elettrico e la fornitura del materiale (del quale si dovrà provvedere a confrontare il contenuto delle fatture/DDT con le risultanze dei rilievi);

A fronte di quanto indicato ai punti 1-2-3 emettere a cura del professionista una “Dichiarazione di conformità degli impianti elettrici ai sensi della Legge 186/68 e delle Norme CEI/CEI EN/UNI” (da indicare quali applicabili al contesto considerato), alla quale allegare i documenti di cui ai punti 1-2 e copia conforme delle fatture di cui al punto 3 consegnate dal Committente / proprietario dell’impianto.
Alla suddetta dichiarazione dovrà essere allegato anche il progetto esistente degli impianti e la relazione dei materiali utilizzati desumibili dal rilievo di cui al punto 2.

Nella dichiarazione dovrà essere indicato che il documento è stato emesso, con le motivazioni indicate nel quesito, in sostituzione della dichiarazione di conformità di cui al decreto 37/08 in quanto non applicabile le disposizioni di cui all’art. 7 comma 6 del decreto 37/08, e ai fini degli adempimenti di prima omologazione dell’impianto di terra e di esecuzione delle verifiche periodiche dello stesso.

Utile a questo scopo una preventiva interlocuzione con il funzionario dell’Ufficio INAIL territorialmente competente.

Comments ( 4 )

  • Gianni Fabbri

    In questo caso esiste un progetto a cui fare riferimento, ma se ci trovassimo in un caso analogo ma per un impianto senza l’obbligo di
    progetto ?

  • Angelo

    Permettetemi di fare alcune mie considerazioni. Sicuri che l’impresa non ha mai rilasciato la DI.CO.? Se il committente l’ha persa spetta a lui pagare: chi è causa del suo mal pianga se stesso. Se è stata depositata allo SUAP per la DIA, SCIA, PaC, ecc. è sicuramente reperibile: chiedere è lecito rispondere è cortesia.
    Non credo che la migliore garanzia sia solo una questione di professionista. La migliore garanzia si ha quando si opera in onestà, trasparenza, rispetto delle Persone, rispetto della Parola data, rispetto delle regole (dimentico qualcosa?). Non esiste una Dichiarazione di conformità ai sensi della legge 186/68, costituirebbe un falso non di meno di quello di un impresa che si sovrappone a quella che ha effettivamente realizzato gli impianti come nel caso citato. In caso di infortunio (sia che rientri o no nel DM 81/08, quindi anche entro le mura domestiche) il magistrato, raccolti i documenti, non può che denuncare per falso chi ha rilasciato la dichiarazione di conformità non avendo eseguito l’impianto (il progetto è un allegato abbligatorio secondo i casi indicati del DM 37/08). Ritengo pericoloso il percorso sopra suggerito da parte di NT24 il cui articolo non è firmato: sicuri di assumervi questa responsabilità? Sarebbe un documento pubblico che potrebbe essere usato contro di voi, nella vita non si sa mai. Pongo invece una domanda che è maturata negli anni della mia attività professionale: quale è la percentuale che si possa verificare il fatto che, l’impresa subentrata e ha rilasciato la DI.CO. “falsa” , questa sia riconosciuta come falsa? In fondo si tratta più di una questione più fiscale dove l’impresa subentrata non risulta aver emesso fatture aprendosi un possibile contenzioso con AE. Rimane il fatto che la DI.CO. è un falso dal punto di vista della Legge in ogni caso.
    Pericolissimo interloquire con il funzionario INAIL. Si insinua il tarlo di aver a che fare con imprese che rilasciano documenti falsi. Ho reso l’idea?

  • Angelo

    Sig Gianni a mio avviso non cambia nulla, la DI.CO. rimane un falso a tutti gli effetti. Il progetto non è la DI.CO. è un “allegato” : obbligatorio secondo i casi del DM 37/08.

  • GIOVANNI ALBI

    Lo spirito del DM 37/2008 è quello di avere una ragionevole probabilità che l’impianto, in questo caso elettrico, sia sicuro.
    Ma, il DM, ha come ratio quella di regolamentare, in linea generale, un settore specifico.
    La linea generale non vuol dire che non possa esserci un caso particolare, non previsto dalla norma, che debba essere reso “conforme” al DM., cosa facciamo quindi ? sosteniamo che l’impianto è insanabile, sfiliamo i cavi, scolleghiamo le giunzioni nei quadri e nelle derivazioni, poi reinfiliamo i cavi, ricolleghiamo le giunzioni, controlliamo i collegamenti, eseguiamo le nostre brave misure ed alla fine, soddisfatti dell’esito delle nostre fatiche, compiliamo la DI.CO. e caliamo il sipario sul teatrino ?

    E’ evidente che il DM 37/2008 va aggiornato, ad esempio è ormai anacronistica, oltre che ridicola, la separazione degli impianti in elettrici-elettronici-televisivi, con la comica conseguenza che una persona abilitata a progettare ed installare un impianto in MT, non sia ritenuta idonea a realizzare un impianto elettronico di trasmissione dati a servizio del quadro MT, o non possa installare un rivelatore di fumo nella cabina, si potrebbe continuare con altri esempi…

    Sarebbe quindi auspicabile che le associazioni di categoria e gli ordini professionali dimostrino la loro utilità, proponendo una modifica del DM 37/2008 per adeguarlo alle attuali esigenze del mondo impiantistico.

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