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Pompe di calore, veicoli elettrici, piani a induzione, asciugatrici a pompa di calore, sistemi di climatizzazione estiva: il profilo dei carichi elettrici nelle abitazioni italiane è cambiato strutturalmente nell’ultimo decennio. Il problema è che il parco impiantistico residenziale, nella sua larga maggioranza, non è stato progettato per questi usi. La conseguenza è un mismatch tecnico crescente tra dotazioni esistenti – sezioni dei conduttori, protezioni, quadri – ed esigenze reali di utilizzo.

I dati di settore permettono di quantificare la pressione. Lo stock di pompe di calore residenziali installate in Italia ha raggiunto 3.580.896 unità a fine 2023 (QualEnergia/EHPA-Assoclima). Gli obiettivi del PNIEC indicano un target di 8,6 milioni di unità al 2030 e 11,6 milioni al 2040. Parallelamente, i veicoli elettrici a batteria circolanti sul territorio nazionale sono passati da 256.493 a fine agosto 2024 a 396.811 a fine marzo 2026 (Motus-E). Una quota significativa di questi veicoli viene ricaricata in contesti residenziali privati – box, cortili, autorimesse condominiali – spesso alimentati da impianti nati per carichi di ordine di grandezza completamente diverso.

La pompa di calore su un impianto degli anni ’80

Una pompa di calore residenziale per riscaldamento e raffrescamento è un carico continuo. A differenza di un piano a induzione o di una lavatrice – che operano per cicli brevi con picchi intermittenti – una pompa di calore lavora per molte ore consecutive, specialmente durante i picchi stagionali. I dati ARERA indicano per il 2022 un consumo medio mensile per punto di prelievo domestico di 202 kWh a luglio, con picco associato alla climatizzazione estiva, e di 197 kWh a gennaio, con riscaldamento elettrico integrativo. Nelle abitazioni con pompa di calore come sistema primario, il consumo è strutturalmente superiore a questi valori medi.

Un impianto degli anni ’70–’80, con linee di sezione 1,5 mm² e protezioni magnetotermiche non coordinate con i carichi attuali, non è dimensionato per gestire questo tipo di utenza in modo continuativo e sicuro. Il punto critico è la sovrapposizione tra carico continuativo della pompa di calore e altri carichi domestici contemporanei su linee non dedicate. In queste condizioni, i conduttori operano in sovraccarico moderato ma costante: non abbastanza da provocare l’intervento immediato delle protezioni, ma sufficiente a ridurre la vita degli isolamenti e a portare nel tempo a guasti termici. Questo è esattamente il profilo di rischio che la CEI 64-8 nelle sezioni 433–434 intende prevenire attraverso il coordinamento tra portata dei conduttori e soglie di intervento delle protezioni magnetotermiche. 

Scenario tipico: la PDC su una linea non dedicata

Un appartamento ristrutturato solo nelle finiture – pavimento nuovo, cucina aggiornata, impianto elettrico invariato dagli anni ’80 – installa una pompa di calore da 5 kW per riscaldamento e raffrescamento. Il collegamento avviene su una linea prese del soggiorno, sezione 1,5 mm², protetta da un magnetotermico da 10 A già condiviso con altre prese. La PDC assorbe in regime continuativo circa 5–6 A, con picchi all’avvio fino a 12–15 A. Il magnetotermico da 10 A interviene in modo intermittente, ma la linea da 1,5 mm² opera costantemente in condizioni di sovraccarico moderato. Nel giro di mesi, l’isolamento dei conduttori si degrada per stress termico cumulativo. Non si produce un guasto immediato, ma una vulnerabilità crescente che si manifesta quando un secondo carico – una lavatrice o un forno – entra in funzione contemporaneamente. Questa situazione viola il coordinamento richiesto dalla CEI 64-8 sezioni 433–434 e genera un rischio termico che nessuna protezione esistente, dimensionata per l’impianto originario, è in grado di intercettare in modo efficace.

Quando un impianto non è idoneo per una pompa di calore

Prima di procedere all’installazione, è bene verificare le seguenti condizioni. In presenza di una o più delle situazioni elencate, l’impianto richiede un adeguamento preliminare:

  • Assenza di una linea dedicata con sezionamento indipendente dal quadro per la PDC
  • Sezione del conduttore inferiore a quella richiesta dalla corrente nominale della PDC, calcolata con il coefficiente di utilizzo appropriato (CEI 64-8 sez. 433)
  • Protezione magnetotermica condivisa con altri carichi o sovradimensionata rispetto alla sezione del conduttore a valle
  • Assenza di differenziale dedicato, oppure RCD unico generale per tutta l’abitazione senza suddivisione
  • Quadro privo di posizioni libere per l’aggiunta di protezioni dedicate senza ricablatura
  • Sezione dei conduttori esistenti non verificata strumentalmente (spesso 1,5 mm² su linee originarie)
  • Sistema TT senza verifica del coordinamento tra resistenza di terra e corrente di intervento del RC

La ricarica EV: il caso più sottovalutato

La ricarica domestica lenta di un veicolo elettrico tramite presa Schuko a 2,3 kW può sembrare un carico gestibile. Lo diventa meno quando si considera la durata: una sessione notturna può estendersi per 8–10 ore consecutive, su una linea luce/prese originaria spesso calibrata su sezioni da 1,5 mm² e protezioni da 10 A. Il box o l’autorimessa privata sono tra gli ambienti più critici, perché storicamente alimentati da derivazioni minimali delle linee domestiche e raramente oggetto di adeguamento strutturato. L’Annuario statistico CNVVF 2023 registra 2.192 interventi per incendi ed esplosioni in autorimesse private. Questo valore è destinato a crescere proporzionalmente all’aumento del parco BEV, considerando che il profilo di rischio in questi ambienti – presenza di materiali combustibili, carichi continuativi non sorvegliati, impianti datati – richiede attenzione progettuale specifica.

Scenario tipico: il box auto con derivazione minimale

Un box privato collegato all’impianto domestico tramite una derivazione da 1,5 mm² e un magnetotermico da 10 A, installata all’epoca della costruzione per alimentare una singola presa luce. Il proprietario collega un cavo di ricarica da 2,3 kW alla presa Schuko esistente. La ricarica avviene di notte, per 8–10 ore consecutive. La linea opera a circa 10 A continui, al limite nominale della protezione e oltre la portata ammissibile per regime continuativo su un conduttore da 1,5 mm² in posa interna. Le temperature dei conduttori salgono progressivamente; il connettore Schuko – non progettato per usi continuativi prolungati – sviluppa resistenza di contatto crescente. Il rischio di innesco è localizzato ma reale, in un ambiente con presenza di materiali combustibili.

Condizioni minime per la ricarica EV in ambito residenziale

L’installazione di un punto di ricarica domestico, anche in modalità lenta (Mode 2 o Mode 3), richiede le seguenti condizioni minime dell’impianto di alimentazione (CEI 64-8 sez. 722, CEI EN 61851):

  • Linea dedicata dal quadro al punto di ricarica, senza carichi derivati intermedi
  • Sezione del conduttore adeguata al carico in regime continuativo (≥ 2,5 mm² per ricarica a 16 A)
  • Protezione magnetotermica coordinata con la sezione del conduttore e la corrente massima di ricarica
  • Interruttore differenziale di tipo A (per correnti di dispersione con componente continua) o tipo B, dedicato al circuito di ricarica
  • Verifica della corrente disponibile dal contatore rispetto al carico aggiunto e agli altri carichi contemporanei
  • Conduttura idonea all’ambiente (tubo rigido o guaina rinforzata nel percorso in box o autorimessa)
  • Verifica della continuità dell’impianto di terra nel box e collegamento al nodo principale dell’abitazione
  • Per installazioni Mode 3 (wallbox): progettazione secondo CEI 64-8 sez. 722 e dichiarazione di conformità ai sensi del DM 37/08

Sezioni, protezioni, quadri: la catena da riprogettare

L’adeguamento di un impianto esistente per sostenere nuovi carichi significativi non è un’operazione lineare. Richiede una valutazione sistematica della catena di distribuzione: dalla fornitura al quadro generale, dal quadro alle linee di derivazione, dalle linee alle protezioni. Il capitolo 37 della CEI 64-8 definisce i livelli impiantistici minimi in funzione della destinazione d’uso e della dotazione dell’unità immobiliare. Per impianti con pompe di calore, ricarica EV o carichi termici concentrati, il livello base non è sufficiente: occorre progettare linee dedicate, verificare le sezioni esistenti con misure strumentali, riorganizzare il quadro per garantire selettività e suddivisione funzionale dei circuiti.

Il contesto di partenza lo definisce un dato dell’Agenzia delle Entrate su elaborazione 2024: il 53,7% degli edifici residenziali italiani è stato costruito prima del 1976. Su questi edifici si stanno installando, anche grazie a Ecobonus e Bonus Casa, centinaia di migliaia di pompe di calore e punti di ricarica. La verifica preventiva della compatibilità impiantistica non è un’opzione accessoria: è la condizione tecnica che distingue un’installazione eseguita a regola d’arte da una che trasferisce il rischio dall’impianto termico all’impianto elettrico.

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