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Prevenzione incendi tra Norma CEI 64-8 e Norma UNI 9795

Imparare a usare il fuoco ha rappresentato per l’uomo primitivo il cambio delle abitudini non solo alimentari ma sociali, con la possibilità di creare un proprio habitat sfruttando anche le ore di scarsa illuminazione.
Dal punto di vista fisico, la combustione si genera dalla combinazione di tre elementi: un combustibile (solido, liquido o gassoso), un comburente (generalmente ossigeno) e una fonte di innesco (scintilla, fiamma o corpo caldo) che apporta il calore necessario a superare il valore dell’energia di attivazione della reazione di combustione. La mancanza di uno solo dei tre elementi estingue la fiamma e il conseguente rilascio di calore e gas. Separare combustibile e comburente è, in fondo, un modo per garantire la sicurezza contro i rischi di esplosione e incendio.

Figura 1: Triangolo del fuoco.

 

Per quanto riguarda i materiali infiammabili, che cioè possono facilmente infiammarsi, accendersi, prendere fuoco, solitamente si ricorre a una classificazione in classi:

  • Classe A: materiali solidi come legno, carbone, carta che bruciando formano brace;
  • Classe B: materiali liquidi (o solidi che possono fondere facilmente) come alcoli, benzine, solventi in genere;
  • Classe C: gas infiammabili come idrogeno, metano, acetilene;
  • Classe D: metalli e altre sostanze che reagiscono facilmente con l’acqua come litio, potassio, magnesio, fosforo.

 

Effetti del fuoco

L’abbiamo accennato: cucinare, riscaldare, illuminare non sono gli unici effetti del fuoco. In natura, ad esempio, l’incendio di un bosco provoca gravi conseguenze a piante e animali, ma dopo la distruzione, l’aumento di sostanze nutritive offre nuove condizioni di vita ad animali e piante. Non è sempre così, purtroppo. Nella storia umana, alcuni incendi sono divenuti celebri per l’effetto distruttivo che hanno prodotto sugli insediamenti e sulle vie di comunicazione, con conseguenze spesso tragiche anche per le persone.
Nel mondo antico, uno dei più noti incendi è quello di Roma nel 64 d.C. In epoca moderna, il grande incendio di Chicago del 1871 ha distrutto i quartieri della metropoli in un’area equivalente a circa 9 km2. Più vicino a noi, fra gli incidenti provocati dagli incendi c’è quello del dirigibile Hindenbur che la sera del 6 maggio 1937, avvolto dalle fiammem precipitava uccidendo una trentina di persone. Un altro incendio, innescato da una scintilla elettrica provoca la strage della miniera di Marcinelle (Belgio, 8 agosto 1956). Restando in ambito lavorativo, come non ricordare l’incidente della ThyssenKrupp il 6 dicembre 2007, mentre in campo ricreativo, il triste bilancio provocato dall’incendio del Cinema Statuto di Torino.

 

Norma CEI 64-8

Da sempre si ricercano soluzioni per la prevenzione dal rischio d’incendio. Per quanto riguarda quelli indotti dagli impianti elettrici (il cosiddetto cortocircuito spesso indiziato come causa scatenante), il tema della prevenzione degli incendi causati da gas, polveri o fibre infiammabili compare già nella prima edizione della Norma CEI 11-1 (1910).

Nel farlo, la norma imponeva il divieto di eseguire impianti in alta tensione nei locali industriali in cui potevano “temersi esplosioni di gas o polveri”, mentre non dovevano eseguirsi impianti con sistemi aventi una tensione superiore a 1200 V nei locali industriali in cui si sviluppavano gas o polveri o fibre facilmente infiammabili (articolo 67).

Per quanto riguarda gli impianti interni, inoltre, la norma ammetteva l’utilizzo dei “conduttori nudi non permanentemente messi a terra […] (ma devono essere montati su appositi isolatori) per qualunque tensione nelle Officine o Cabine elettriche, e solamente a bassa tensione […] nei locali industriali costruiti con materiali incombustibili, e non contenenti polveri o fibre o gas infiammabili o esplodibili, o purché i conduttori siano in ogni caso sottratti al contatto accidentale con le persone” (articolo 68).

Una cinquantina d’anni dopo (edizione del 1965) troviamo anche una prima distinzione fra ambienti ordinari e speciali: “si considerano «ordinari» gli ambienti ove non esistono condizioni speciali che impongano particolari precauzioni di installazione o limitazioni nella scelta e nell’impiego di macchinari, apparecchiature e condutture. Si considerano «speciali» gli ambienti ove, invece, tali condizioni sussistono. Essi si suddividono in:

[…]

  • ambienti con pericolo di incendio: ambienti nei quali si ha presenza di materie o pulviscoli infiammabili;
  • ambienti con pericolo di esplosione per presenza di materiali esplosivi;
  • ambienti con pericolo di esplosione o di incendio per presenza di pulviscoli, gas o vapori che possono formare miscela esplosiva con l’aria”.

Figura 2: Copertina della prima edizione della Norma CEI 64-8.

 

Le prescrizioni per gli impianti elettrici di bassa tensione ai fini della protezione contro gli effetti termici e l’incendio compaiono nella variante V2 (novembre 1985) della prima edizione della Norma CEI 64-8: “l’impianto elettrico deve essere realizzato in modo tale da non creare pericoli dovuti al calore sviluppato dai suoi componenti ed in particolare pericoli di ustioni e pericoli d’incendio“ (articolo 7.1.01). I successivi articoli riportano le prescrizioni per la protezione contro le ustioni (7-1-02) e contro gli incendi (7-1-03).

Le prescrizioni si applicano agli ambienti che presentano, in caso d’incendio, un rischio maggiore di quello che presentano gli ambienti ordinari ed hanno il fine di ridurre al minimo, anche in questi ambienti, la probabilità che l’impianto elettrico sia causa d’innesco e di propagazione di incendi.

Edizione Anno
I Giugno 1984
II Giugno 1987
III Ottobre 1992
IV Gennaio 1998
V Maggio 2003
VI Gennaio 2007
VII Giugno 2012
VIII Luglio 2021

Figura 3: Tutte le edizioni della Norma CEI 64-8.

 

VIII edizione

Come molti sapranno, dal 1° dicembre dello scorso anno è in vigore la nuova edizione della Norma CEI 64-8 dedicata agli “Impianti elettrici utilizzatori a tensione nominale non superiore a 1.000 V in corrente alternata e a 1.500 V in corrente continua”. In particolare, la Sezione 751 contiene le prescrizioni aggiuntive per gli impianti elettrici nei luoghi a maggior rischio in caso di incendio.

Le prescrizioni sono frutto della variante fuoco e delle novità normative introdotte al Codice di Prevenzione Incendi e al Decreto Legislativo 81/08 (Testo unico n materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro). Molti ricorderanno che la variante fuoco è stata oggetto di due inchieste pubbliche (Progetto C. 1229 del 2019 e Progetto C. 1258 del 2020) oggetto della variante V6 all’edizione 2012 (VII) della Norma CEI 64-8, pubblicata nell’edizione consolidata dell’agosto 2021 (VIII).

La prima e forse più importante novità riguarda la valutazione del rischio che deve essere considerata un dato di progetto. Ovvero, solo dopo aver acquisito la valutazione del rischio il progettista elettrico stabilisce se si tratta di un luogo ordinario o un luogo a maggior rischio in caso di incendio.

I criteri sono definiti in funzione delle influenze esterne. A tal proposito, la Tabella ZA indica le caratteristiche che i componenti elettrici devono possedere in accordo alle influenze esterne alle quali potrebbero essere soggetti. Ogni condizione è identificata da un codice che contiene due lettere maiuscole e un numero:

  • Prima lettera (categoria generale di influenza esterna): A (Ambientale) B (Uso)  C (Costruzione dell’edificio)
  • Seconda lettera (natura della influenza esterna): A …, B …, C …
  • Il numero identifica la classe della influenza esterna: 1 …, 2 …, 3 …

 

Figura 4: condizione di influenza esterna.

 

Gli ambienti a maggior rischio in caso di incendio sono suddivisi in tre gruppi:

  1. Ambienti a maggior rischio in caso d’incendio (ex Tipo A) per:
    • l’elevata densità di affollamento,
    • l’elevato tempo di sfollamento in caso di incendio,
    • l’elevato danno ad animali e cose,

nonché i luoghi classificati a rischio di incendio elevato (DM 10/03/1998);

Figura 5: Gli ambienti a maggior rischio in caso di incendio sono suddivisi in tre gruppi.

 

Come ricorda la norma impianti, a meno di diversa valutazione del rischio, rientrano in questo gruppo le seguenti attività soggette al controllo dei Vigili del fuoco:

N. Attività
41 Teatri e studi per le riprese cinematografiche e televisive
64 Centri informatici di elaborazione e/o archiviazione dati con oltre 25 addetti
65 Locali di spettacolo e di trattenimento in genere, impianti e centri sportivi, palestre, sia a carattere pubblico che privato, con capienza superiore a 100 persone, ovvero di superficie lorda in pianta al chiuso superiore a 200 m2 . Sono escluse le manifestazioni temporanee, di qualsiasi genere, che si effettuano in locali o luoghi aperti al pubblico.
66 Alberghi, pensioni, motel, villaggi albergo, residenze turistico – alberghiere, studentati, villaggi turistici, alloggi agrituristici, ostelli per la gioventù, rifugi alpini, bed & breakfast, dormitori, case per ferie, con oltre 25 posti-letto; Strutture turistico-ricettive nell’aria aperta (campeggi, villaggi-turistici, ecc.) con capacità ricettiva superiore a 400 persone.
67 Scuole di ogni ordine, grado e tipo, collegi, accademie con oltre 100 persone presenti; Asili nido con oltre 30 persone presenti.
68 Strutture sanitarie che erogano prestazioni in regime di ricovero ospedaliero e/o residenziale a ciclo continuativo e/o diurno, case di riposo per anziani con oltre 25 posti letto; Strutture sanitarie che erogano prestazioni di assistenza specialistica in regime ambulatoriale, ivi comprese quelle riabilitative, di diagnostica strumentale e di laboratorio, di superficie complessiva superiore a 500 m2
69 Locali adibiti ad esposizione e/o vendita all’ingrosso o al dettaglio, fiere e quartieri fieristici, con superficie lorda superiore a 400 m2 comprensiva dei servizi e depositi. Sono escluse le manifestazioni temporanee, di qualsiasi genere, che si effettuano in locali o luoghi aperti al pubblico.
71 Aziende ed uffici con oltre 300 persone presenti
72 Edifici sottoposti a tutela ai sensi del d.lgs. 22 gennaio 2004, n. 42, aperti al pubblico, destinati a contenere biblioteche ed archivi, musei, gallerie, esposizioni e mostre, nonché qualsiasi altra attività contenuta nell’Allegato I
73 Edifici e/o complessi edilizi a uso terziario e/o industriale caratterizzati da promiscuità strutturale e/o dei sistemi delle vie di esodo e/o impiantistica con presenza di persone superiore a 300 unità, ovvero di superficie complessiva superiore a 5.000 m2, indipendentemente dal numero di attività costituenti e dalla relativa diversa titolarità.
78 Aerostazioni, stazioni ferroviarie, stazioni marittime, con superficie coperta accessibile al pubblico superiore a 5.000 m2 ; metropolitane in tutto o in parte sotterranee.

Figura 6: Elenco delle attività soggette alle visite e ai controlli di prevenzione incendi
(DPR 151/2011)

Nota: per l’elenco completo delle attività soggette alle visite e ai controlli di prevenzione incendi e relative categorie si rimanda all’Allegato I del DPR 151/2011.

  1. Ambienti a maggior rischio in caso di incendio (ex Tipo B) in quanto costruiti con materiali combustibili. Appartengono a questo gruppo i fabbricati costruiti prevalentemente in materiali combustibili (Codice CA2), suscettibili di essere innescati da un guasto elettrico di componenti e apparecchi direttamente installati a contatto con le stesse. Sono Escluse strutture rivestite con materiali in Classe di reazione al fuoco A1 (prodotti incombustibili);
  2. Ambienti a maggior rischio in caso d’incendio (ex Tipo C) per la presenza di materiale infiammabile o combustibile in lavorazione, convogliamento, manipolazione o deposito.

Appartengono a questo gruppo i fabbricati adibiti allo stoccaggio/lavorazione di materiali combustibili in quantità rilevanti (Codice BE2). Sono da classificare come BE2 i compartimenti antincendio/fabbricati con carico d’incendio specifico di progetto qfd > 450 MJ/m2.

Le altre novità introdotte all’edizione 2021 della Norma CEI 64-8 riguardano le condutture all’interno di strutture (pareti, controsoffitti e pavimenti sopraelevati) combustibili (classe di reazione al fuoco diversa da A1 e 0), classificate come c5). Si tratta di condutture realizzare con:

  • Canalizzazioni in materiale metallico/non metallico non propaganti la fiamma (grado di protezione IP ≥ 4X)
  • Cavi unipolari , compreso il PE o multipolari diversi da b1

Le condutture ammesse dalla Sezione 751 nei luoghi a maggior rischio in caso di incendio appartengono ai seguenti gruppi:

Figura 7: Condutture ammesse nei luoghi a maggior rischio in caso di incendio.

 

All’interno delle strutture combustibili oltre alle condutture di tipo c5, sono ammesse anche le condutture di tipo a2), a3) e b) nonché le quelle di tipo c1 e c2 purché con isolamento equivalente alla Classe II e nel rispetto delle indicazioni della Tabella di cui all’articolo 751.04.1.2. (metodo di classificazione dei materiali secondo i gruppi GM1, GM2, GM3 ). I metodi di classificazione dei materiali sono riepilogati in due tabelle nel commento all’articolo 731.04.1.2.

Ricordo che, in particolare, appartengono al gruppo:

  • GM1 (Livello di prestazione IV) i materiali che contribuiscono in modo quasi trascurabile all’incendio;
  • GM2 (Livello di prestazione III) i materiali che contribuiscono in modo moderato all’incendio;
  • GM3 (Livello di prestazione II) i materiali che contribuiscono in modo significativo all’incendio;
  • GM4 (Livello di prestazione I) i materiali il cui contributo all’incendio non è valutato.

 

Il gruppo di materiali GM4, pertanto, è costituito da tutti i materiali non compresi nei gruppi di materiali  GM0, GM1, GM2, GM3, mentre il gruppo GM0 è costituito da tutti i materiali aventi classe di reazione A1  (materiali incombustibili).  Per completezza si segnala che per gli impianti di rilevazione e allarme incendio (IRAI), il Codice di prevenzione incendi (DM 3 agosto 2015) definisce i seguenti limiti (Tabella S.7-1):

Livelli di prestazione attribuiti agli ambiti delle attività per la misura antincendio:

  • Livello di prestazione I: Rilevazione e diffusione dell’allarme di incendio mediante sorveglianza degli ambiti da parte degli occupanti l’attività;
  • Livello di prestazione II: Rilevazione manuale dell’incendio mediante sorveglianza degli ambiti da parte degli occupanti l’attività e conseguente diffusione sonora;
  • Livello di prestazione III: Rilevazione automatica dell’incendio e diffusione mediante sorveglianza di ambiti dell’attività;
  • Livello di prestazione IV: Rilevazione automatica dell’incendio e diffusione mediante sorveglianza dell’intera attività.

 

Per i cavi si applica la seguente classificazione (classificazione CPR):

Figura 8: Classificazione per la reazione al fuoco dei cavi.

 

A questi si aggiungono i seguenti parametri aggiuntivi:

  • a = acidità che definisce la pericolosità dei fumi per le persone e la corrosività per le cose (a1 ÷ a3)
  • s = opacità dei fumi (s1a ÷ s3)
  • d = gocciolamento di particelle incandescenti che possono propagare l’incendio (d0 ÷ d2)

 

Ogni classe prevede soglie minime per il rilascio di calore e la propagazione della fiamma.

Per ridurre il rischio di propagazione dell’incendio, nei luoghi ordinari i cavi devono essere almeno di classe di reazione al fuoco Eca.

Le caratteristiche costruttive dei componenti, scelte in funzione del comportamento al fuoco del prodotto da costruzione costituente il supporto di installazione, sono specificate nella Tabella 751.04.1.2.

 

Altre prescrizioni

Per quadri e scatole (verso gli elementi combustibili), esclusi solamente gli involucri destinati a contenere dispositivi di connessione, interruttori luce e similari, prese a spina uso domestico e similare, interruttori automatici magnetotermici fino a 16 A con potere di cortocircuito Icn = 3.000 A, la Sezione 751 prescrive un grado di protezione degli involucri minimo ≥ IP 44.

Analoga prescrizione riguarda anche le canalizzazioni per condutture tipo a2, c3 e c5.

Fra le prescrizioni aggiuntive che si applicano ai luoghi a maggior rischio in caso di incendio troviamo l’obbligo di prevedere un dispositivo di interruzione di emergenza, da azionare in caso di incendio, dei circuiti ordinari e di riserva.

Nei Sistemi TN, non è ammesso il transito e l’utilizzo di sistemi TN-C, salvo che la separazione del neutro dal conduttore di protezione non avvenga a monte del fabbricato alimentato o attraversato.

Per le condutture dei gruppo b e c e per le vie di esodo dei luoghi classificati BD4 (Locali caratterizzati da alta densità di affollamento e difficoltà di esodo), inoltre, sono prescritti cavi a bassa emissione di fumi e acidità.

A tal fine si segnala che, per quanto riguarda la classe di reazione al fumo dei cavi per energia, controllo e comunicazioni, si applicano le seguenti prescrizioni:

  • Gruppo materiali GM1: B2ca-s1,d0,a1
  • Gruppo materiali GM2: Cca-s1,d0,a2
  • Gruppo materiali GM3: Cca-s3,d1,a3

L’ultima importante prescrizione riguarda le verifiche periodiche degli impianti elettrici nei luoghi a maggior rischio in caso di incendio. La prescrizione dell’articolo 751.62.2.1 modifica quanto contenuto nella Parte 6 “Verifiche” relativamente a questo argomento (Capitolo 6.5), definendo l’intervallo di tempo massimo non superiore a 2 anni  per l’intero impianto elettrico e di 6 mesi per i circuiti di alimentazione servizi di sicurezza.

 

Norma UNI 9795

Completiamo l’articolo evidenziando le principali modifiche introdotte alla nuova edizione della Norma UNI 9795:2021-12 “Sistemi fissi automatici di rilevazione e di segnalazione allarme d’incendio – Progettazione, installazione ed esercizio”.

Come noto, la norma si applica ai sistemi fissi di rilevazione, di segnalazione e di allarme d’incendio, collegati o no a impianti di estinzione o ad altro sistema di protezione (attivo/passivo) di nuova progettazione e successivamente installati in edifici e relative pertinenze indipendentemente dalla destinazione d’uso.

In particolare, i sistemi fissi automatici di rilevazione d’incendio hanno la funzione di rilevare un principio di incendio e segnalarlo nel minor tempo possibile, mentre i sistemi fissi di rilevazione manuali permettono una segnalazione nel caso l’incendio sia rilevato dall’uomo.

Lo scopo dei due sistemi è:

  • Favorire il tempestivo esodo delle persone e degli animali, nonché la protezione delle cose;
  • Attivare i piani di intervento;
  • Attivare i sistemi di protezione contro l’incendio e eventuali altre misure di sicurezza.

 

La figura seguente descrive il sistema di rilevazione e allarme incendio.

Figura 9: Sistema di rilevazione e allarme incendio.

 

Un’altra importante definizione riguarda la suddivisione dell’area in zone.

Figura 10: Suddivisione dell’area in zone.

 

Come ricorda la norma, infatti, l’area sorvegliata deve essere suddivisa in zone in modo che quando un rilevatore interviene sia possibile individuare facilmente la zona di appartenenza. Le aree da sorvegliare sono stabilite dal progettista sulla base della valutazione del rischio. Fra le principali modifiche introdotte alla Norma UNI 9795 troviamo le nuove altezze che definiscono i controsoffitti/contro pavimenti, in altre parole, gli spazi con altezza superiore a 1,5 m.

Come indicato dalla norma, inoltre, possono non essere sorvegliate (da rilevatori) gli spazi sopra i controsoffitti o sotto i pavimenti se:

  • Rivestiti con materiali di classe A2/A2FL;
  • I cavi utilizzati per i sistemi di emergenza sono resistenti al fuoco per almeno 30 minuti, con classe di reazione al fuoco idonea all’ambiente.

Molte modifiche riguardano anche la posa dei componenti, resesi necessarie per fornire maggior chiarezza. Fra queste segnalo quella che riguarda i rilevatori puntiformi di fumo che devono essere posti in posizione perpendicolare alla falda.

Per i rilevatori lineari di calore per la protezione di passerelle cavi, ad esempio, è chiarito che sono considerati una protezione per l’oggetto e non per l’ambiente. Ancora. Qualora la centrale non identifica in modo univoco il dispositivo che genera la segnalazione di allarme/guasto, il dispositivo di rete (gateway) deve visualizzare l’indirizzo del dispositivo.

Modificati anche i valori dei segnali acustici. In accordo con la Norma UNI 11744, i toni acustici (allarme e preallarme) devono avere una percezione compresa fra 65 e 118 dB(A); è inoltre richiesto un segnale luminoso in ambienti con rumore > 90dB(A) ed è consentito l’utilizzo di sistemi vocali. L’Allegato E riporta i criteri per la scelta del rilevatore in relazione all’altezza, mentre l’ultima novità che voglio evidenziare, invitando gli interessati a leggere la nuova edizione della Norma UNI 9795, riguarda l’alimentazione primaria. Secondo quando indicato, infatti, la linea (dedicata) deve essere protetta con organi di sezionamento, manovra e protezione propri posti a valle dell’interruttore generale del quadro primario dell’edificio.

Finisco con una domanda: perché è necessario fare prevenzione incendi? Perché, come ricordano le Norme tecniche di prevenzione incendi, si tratta di una “funzione preminente di interesse pubblico diretta a conseguire, secondo criteri uniformi sul territorio italiano, gli obiettivi di sicurezza della vita umana, di incolumità delle persone e di tutela dei beni e dell’ambiente attraverso la promozione, lo studio, la predisposizione e la sperimentazione di norme, misure, provvedimenti, accorgimenti e modi di azione intesi ad evitare l’insorgenza di un incendio e degli eventi ad esso comunque connessi o a limitarne le conseguenze”.

Antonello Greco