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ANIE: a picco il settore elettrico ed elettronico

Secondo i dati diffusi dall’ISTAT, l’industria italiana delle tecnologie – Elettrotecnica ed Elettronica – rappresentata da Confindustria ANIE ha evidenziato a ottobre 2012 un andamento negativo nei dati di produzione industriale.

A ottobre 2012, nel confronto con lo stesso mese del 2011, l’Elettrotecnica ha mostrato una caduta della produzione industriale del 10,0%; l’Elettronica del 5,2% (-6,3% la corrispondente variazione nella media del manifatturiero nazionale).

Nel confronto congiunturale le due macro-aree registrano andamenti allineati. A ottobre 2012, nel confronto con settembre 2012, l’Elettrotecnica ha evidenziato una flessione dei livelli di attività industriale del 4,9%; l’Elettronica dell’1,7% (-1,1% la corrispondente variazione nella media del manifatturiero nazionale).

Nella media dei primi dieci mesi del 2012, nel confronto con il medesimo periodo dell’anno precedente, l’Elettrotecnica ha registrato un risultato cumulato annuo negativo del 10,1%, l’Elettronica del 3,1% (-6,8% la corrispondente variazione nella media del manifatturiero nazionale).

“Chiunque si candidi a governare l’Italia si metta una mano sulla coscienza e prima di assumere qualunque impegno legga con attenzione i dati di produzione industriale. La grande gelata evidenziata dai numeri, l’ennesima, ha dichiarato Claudio Andrea Gemme, Presidente di Confindustria ANIE – denota che se non si rimette la produzione al centro dell’agenda politica ed economica, il Paese è destinato ad andare a rotoli. Le imprese si trovano ad affrontare uno scenario di contrazione della domanda su più fronti”.

“Alla già drammatica situazione nel mercato interno, si aggiunge ora anche il ridimensionamento dei tradizionali mercati europei, in particolare della Germania. Chi sopravvive lo fa solo – ha proseguito Gemme – perché, con grandi sacrifici sui margini, cerca nuove rotte commerciali al di fuori dei confini europei. Una situazione però insostenibile nel lungo periodo, se associata ai costi burocratici, ai costi del lavoro, ai ritardati pagamenti, al difficile accesso al credito”.

“Se non aiutiamo subito le imprese in casa nostra, – ha concluso Claudio Andrea Gemme – a breve si spezzerà anche il circuito dell’estero. I tempi del mercato sono rapidissimi e non aspettano quelli dilatati della politica”.

Fonte: ANIE

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