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Nuova norma CEI 64-8 e ambienti a maggior rischio in caso di incendio

II rischio relativo all’incendio dipende dalla probabilità che esso si verifichi e dall’entità del danno conseguente per le persone, per gli animali e per le cose.
L’individuazione degli ambienti a maggior rischio in caso d’incendio dipende da una molteplicità di parametri quali per esempio:
• densità di affollamento;
• massimo affollamento ipotizzabile;
• capacità di deflusso o di sfollamento;
• entità del danno ad animali e/o cose;
• comportamento al fuoco delle strutture e dei materiali impiegati nei componenti dell’edificio;
• presenza di materiali combustibili;
• tipo di utilizzazione dell’ambiente;
• situazione organizzativa per quanto riguarda la protezione antincendio (adeguati mezzi di segnalazione ed estinzione incendi, piano di emergenza e sfollamento, addestramento del personale, distanza del più vicino distaccamento del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, esistenza di Vigili del Fuoco aziendali ecc.).
Tali parametri devono essere opportunamente esaminati nel più vasto ambito della valutazione dei rischi e della prevenzione incendi, a monte del progetto elettrico (D.Lgs. 81/08, corretto e integrato dal D.Lgs.106/09, e Decreto 10 Marzo 1998).

In assenza di valutazioni eseguite nel rispetto di quanto descritto precedentemente, gli ambienti dove si svolgono le attività elencate nel DPR 151/2011 sono considerati ambienti a maggior rischio in caso di incendio.
In generale, gli ambienti dove non si svolgono le attività elencate nel DPR 151/2011 non sono ambienti a maggior rischio in caso di incendio: tuttavia, essi possono diventarlo, qualora sussistano determinate condizioni (elevata densità di affollamento, o limitata capacità di deflusso o di sfollamento, elevata entità del danno ad animali e/o cose ecc.).

La nuova Norma CEI 64-8 VII edizione (2012)
Il Decreto 10 Marzo 1998 definisce tre livelli di rischio d’incendio: ELEVATO, MEDIO. BASSO. In genere sono considerati a maggior rischio in caso d’incendio gli ambienti con livello di rischio almeno MEDIO (al riguardo si veda anche il Decreto 10 Marzo 1998. Allegato 9, 9.3).


Al fine di definire le caratteristiche dell’impianto elettrico, la norma raggruppa le varie tipologie nel seguente modo:
– Ambienti a maggior rischio in caso d’incendio per l’elevata densità di affollamento o per l’elevato tempo di sfollamento in caso di incendio o per l’elevato danno ad animali e cose. Rientrano in questo caso ad esempio gli ospedali, le carceri, i locali sotterranei frequentati dal pubblico (Articolo 751.03.2).
– Ambienti a maggior rischio in caso d’incendio in quanto aventi strutture portanti combustibili (Articolo 751.03.3).
Rientrano in questi ambienti gli edifici costruiti interamente in legno senza particolari requisiti antincendio, come ad esempio le baite. Un edificio con strutture non combustibili come per es in muratura o calcestruzzo con le sole travi in legno. non rientra tra gli edifici previsti in questo articolo.
– Ambienti a maggior rischio in caso d’incendio per la presenza di materiale infiammabile o combustibile in lavorazione, convogliamento, manipolazione o deposito di detti materiali (Articolo 751.03.4).
Questi ultimi devono essere considerati ambienti a maggior rischio in caso d’incendio quando il carico d’incendio specifico di progetto è superiore a 450 MJ/m², (Si veda, a tal proposito il Decreto 9 Marzo 2007).

La precedente edizione della Norma CEI 64-8 considerava ambiente a maggior rischio in caso d’incendio per la presenza di materiale infiammabile o combustibile  quando la quantità di materiale era “notevole”.
Secondo quanto stabilito dalla Circolare 14 Settembre 1961 n. 91, la quantità di materiale combustibile era notevole se la classe del compartimento era maggiore di 30, ovvero se:

q*k > 15 kg (di legna equivalente) = 277 MJ/m²

dove:
q = carico di incendio specifico;
k = fattore di riduzione in base alla valutazione del rischio.
(Con la pubblicazione del Decreto 9 Marzo 2007, che ha sostituito la Circolare 14 Settembre 1961 n. 91, la classe del compartimento è 30 quando il carico di incendio specifico è > 300 MJ/m²).

Si può quindi affermare che il limite per la definizione rigorosa di “Ambienti a maggior rischio in caso d’incendio per la presenza di materiale infiammabile o combustibile in lavorazione, convogliamento, manipolazione o deposito di detti materiali” è aumentato da 277 MJ/m² a 450 MJ/m².

Non solo. E’ sparito (Giustamente N.d.R.) l’allegato B “Criteri per l’individuazione degli ambienti a maggior rischio in caso di incendio per la presenza di materiale infiammabile o combustibile in lavorazione, convogliamento o deposito di detti materiali” che chiedeva di considerare in caso di fluidi entranti, la quantità immessa in caso di perdita, nel tempo necessario per chiudere la valvola di intercettazione. Per farla breve, ore una centrale termica a gasolio è ambiente ordinario se non supera i 450 MJ/m².

Comments ( 7 )

  • tre

    Buongiorno.
    l’Articolo 751.03.3 dice chiaramente” edifici costruiti interamente in legno senza particolari requisiti antincendio”.
    le case in legno attualmente costruite con struttura portante a telaio e rivestimenti in cartongesso non sono costruite interamente in legno, secondo voi sono soggette comunque a questo articolo?
    non trovo una soluzione a questo dilemma.
    grazie

  • tre

    Buongiorno.
    l\’Articolo 751.03.3 dice chiaramente\" edifici costruiti interamente in legno senza particolari requisiti antincendio\".
    le case in legno attualmente costruite con struttura portante a telaio e rivestimenti in cartongesso non sono costruite interamente in legno, secondo voi sono soggette comunque a questo articolo?
    non trovo una soluzione a questo dilemma.
    grazie

  • admin

    A mio avviso si. Devono essere considerati ambienti a maggior rischio in caso di incendio.

  • le case in legno attualmente costruite con struttura portante (travi e pilastri) in legno tipo Xlam, che va molto di moda, e rivestimenti in cartongesso sono classificati luoghi di tipo B e quindi rientrano nella classificazione a maggior rischio in caso di incendio. L’impianto elettrico deve rispondere a quanto prescritto dalla norma CEI 64-8/751, in particolare le scatole devono superare la prova del filo incadescente a 850° e devono essere marcate H. I componenti in generale devono avere il grado di protezione minimo IP4X. Non è cosa da poco…e pochi lo sanno

  • Inoltre, gli impianti elettrici nei luoghi m.a.r.c.i sono soggetti ad obbligo di progetto da parte di un professionista abilitato, anche se gli impianti stessi non superano i limiti dimensionali standard previsti dal DM n. 37/08(civile P > 6k oppure S>400 m2) non civile (P > 6 k oppure S>200 m2).

  • admin

    Grazie Davide per l’ulteriore contributo e la puntuale precisazione.

  • Francesco

    Ciò vuol dire che io, Responsabile tecnico di una ditta installatrice, non potrò (QUASI) mai redigere effettivamente un progetto secondo DM 37/08, perchè gli “ambienti ad maggiore rischio incendio” devono essere progettati da un professionista iscritto all’albo.

    In pratica questi “ambienti a maggior rischio incendio” sono riportati nel DPR 151/11, sia in cat. A,B,C? Perchè in questo modo rientrano MOLTISSIME attività e ad uso civile.

    Esempio: i condominio rientrano in DPR 151/11 (o perlomeno i garage), ma l’abitazione all’interno di un condominio rientra come luogo a maggior rischio incendio? Posso redigere un progetto di un abitazione sotto i 400mq e sotto i 6kW di potenza senza rivolgermi all’ Ing. di turno?

    Grazie per le eventuali risposte

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