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Uffici ed illuminazione: in attesa di chiarimenti

Tocca molte volte all’installatore elettrico mediare tra le richieste legislative, normative, imposizioni progettuali e le reali situazioni impiantistiche in cui si è chiamati ad operare. Non si vuole con questo articolo contestare le regole (quando ce ne sono), ma mettere in evidenza le difficoltà che si riscontra nel rispettarle.
Altri problemi dell’installatore riguardano la scelta dei componenti, che molti progettisti non valutano con la dovuta attenzione.
Una scelta che deve riguardare non solo l’aspetto tecnico, ma anche quello economico e di reperibilità del prodotto sul mercato. Ad esempio: cavi tipo RG10M1, difficilmente reperibile sul mercato, anziché il tipo N1VV-k, oppure FG7OR 0,6/1 kV per un ambiente ordinario.
Un problema che l’installatore deve affrontare, quando realizza un impianto di illuminazione di sicurezza in uffici, è quello della separazione dei circuiti in caso di alimentazione da sorgente autonoma centralizzata.
L’Art. 563 e l’Art. 563.1 della Norma CEI 64-8 recitano:
“i circuiti di alimentazione dei servizi di sicurezza devono essere indipendenti dagli altri circuiti”.
La separazione si può ottenere con la posa di cavi con guaina su passerelle, unitamente ad altri cavi oppure cavi senza guaina posati all’interno di canaline o tubazioni dedicate solo a quei circuiti.
Fin a qui tutto è chiaro, diventa un più difficile interpretare la relativa nota.
Nota – Questo significa che un guasto elettrico, un intervento, una modifica su un circuito non compromette il corretto funzionamento di un altro circuito. Questo può rendere necessarie separazioni con materiali resistenti al fuoco, involucri o circuiti con percorsi diversi.
Il primo dubbio sorge se la separazione deve riguardare i circuiti alimentati dalla rete e quelli alimentati dalla sorgente autonoma o anche tra i circuiti della stessa sorgente autonoma.
L’Art 563.2 della Norma CEI 64-8 precisa:
“I circuiti dei servizi di sicurezza non devono attraversare luoghi con pericolo di incendio, a meno che non siano resistenti al fuoco. I circuiti non devono in ogni caso attraversare luoghi con pericolo di esplosione”.
Nota – Si raccomanda di evitare, per quanto possibile, che i circuiti attraversino luoghi con pericolo di incendio.
Il pericolo maggiore è rappresentato dal fuoco, che si sviluppa all’esterno dell’ambiente da illuminare, ma che coinvolge le linee che lo attraversano e alimentano altre zone.
La soluzione più semplice è quella di realizzare impianti sotto traccia, possibilmente con percorsi diversi. Ma se questo non è possibile e si deve realizzare una distribuzione con condutture aventi percorso parallelo, a quale interdistanza devono essere installate… e per quali motivi ?
La risposta potrebbe essere quella che un evento pericoloso, ad esempio un incendio, non coinvolga contemporaneamente le due linee. A quale distanza minima si devono tenere le due linee?
Si può ragionevolmente ritenere che, per ambienti ordinari, la distanza minima sia 0,25 m.

Come evitare il problema
Il problema della separazione dei circuiti di alimentazione può essere superato utilizzando apparecchi illuminanti con gruppo di alimentazione autonomo incorporato nell’apparecchio stesso.
I circuiti di alimentazione in questo caso non rientrano nelle prescrizioni sopra richiamate e pertanto possono essere alimentati dai circuiti di illuminazione ordinaria.
Gli apparecchi con gruppo di alimentazione autonomo possono essere del tipo SE, solo emergenza, e del tipo SA, sempre accesa, utilizzabile anche come illuminazione ordinaria.
Nel caso si vogliano installare gruppi autonomi (batteria di accumulatori e inverter) all’interno di apparecchi illuminanti esistenti o comunque non previsti dal costruttore per tale utilizzazione, si devono prendere le dovute precauzioni nella separazione dei relativi cablaggi.
Inoltre, è molto importante verificare che la temperatura all’interno dell’apparecchio illuminante non sia tale da ridurre drasticamente la durata di vita delle batterie.
Chi sceglie bene spende meno
La scelta tecnico economica di un apparecchio per illuminazione di emergenza deve essere fatta tenendo presente diversi fattori, oltre a quello estetico, che in certi casi è importante.
L’ambiente di installazione e le relative sollecitazioni esterne determinano il grado di protezione IP ed eventuali provvedimenti da prendere per la protezione contro gli urti.
La potenza e tipo di lampada a fluorescenza o incandescenza vanno scelte secondo le prescrizioni del progettista, ma tenendo presente la resa luminosa della lampada fluorescente in emergenza rispetto all’autonomia. Una lampada fluorescente lineare da 18 W con flusso luminoso di 1250 lm con autonomia di 3 ore, può avere una resa luminosa che varia dal 60 al 20 % (da 750 a 250 lm ), in funzione della scelta del costruttore, e pertanto, per ottenere un determinato valore in lux, occorrono tre apparecchi illuminanti anziché uno;
La temperatura ambiente influisce sulla durata delle batterie, in particolare quando si installano gruppi autonomi all’interno di apparecchi illuminanti esistenti o non previsti dal costruttore per tale utilizzazione.
L’utilizzazione dell’apparecchio sia per l’illuminazione ordinaria dell’ambiente sia per l’illuminazione in caso di mancanza dell’alimentazione, comunemente definite (SA) sempre accese o (SE) solo emergenza.
L’autodiagnosi di un apparecchio provvisto di “autotest” con scarica e ricarica automatica delle batterie permette alle stesse un maggiore periodo di vita.
Va valutata infine la possibilità di inibire, con un apposito circuito, l’accensione dell’illuminazione di sicurezza quando non se ne prevede la necessità (periodo di chiusura per ferie, festività, ecc.), oppure negli ambienti pubblici dove i tempi di ricarica delle batterie non assicurano l’autonomia prestabilita.

per. ind. Luigi Muzzini
componente comitati CEI SC 64D e 64M

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