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QUESITO TECNICO
“Ri-certificare” un quadro elettrico

Il mio committente ha richiesto l’installazione di un nuovo interruttore, all’interno di un quadro elettrico esistente, per l’alimentazione di un armadio dati.
Il problema è che, dopo l’installazione, mi richiede la 
ricertificazione del suddetto quadro completo (comprensivo di carpenteria ed interruttori esistenti). Alla mia richiesta di poter visionare la vecchia certificazione/progetto, in quanto l’impianto è parecchio datato, lui mi risponde che è andata persa.
Il problema è che il quadro non è per nulla messo bene; mancano gli schemi 
unifilari, le targhette identificative di circuiti e costruttore/installatore, i cavi non sono più a norma (l’ambiente suddetto è a maggior rischio in caso di incendio ed i cavi non sono CPR), ed è innegabile che qualcun altro, oltre al sottoscritto ed all’installatore, vi ha messo mano modificandolo.
Ora mi chiedo: come posso tutelarmi cercando di non dover certificare e prendermi quindi in carico la responsabilità del quadro elettrico? Anche perché dopo aver fatto notare tutto ciò al committente lui si è rifiutato di sostituirlo con uno nuovo e/o modificare integralmente lo stesso in modo da poterlo rimettere a norma.

Nicola Galoppini

Premesso che:
a) Per la costruzione e il cablaggio dei quadri elettrici non è richiesto il progetto di cui al Decreto 37/08;
b) Per la costruzione, il cablaggio, la certificazione del quadro elettrico il riferimento è la norma CEI EN 61439-1 “Apparecchiature assiemate di protezione e di manovra per bassa tensione (quadri BT) Parte 1: Regole generali”;
c) I cavi elettrici per il cablaggio dei quadri elettrici non sono soggetti alla disciplina CPR;
d) I quadri elettrici devono essere marcati CE secondo la Direttiva 2014/35/UE (recepita in Italia dal Decreto Legislativo n.86 del 19 maggio 2016). I quadri realizzati tra il gennaio 1995 e il maggio 2017 dovevano essere conformi alla Direttiva CEE 93/68 in vigore dal 1º gennaio 1995;
e) La verifica delle caratteristiche elettriche e meccaniche del quadro devono essere svolte con riferimento al Cap. 10 “Verifiche di progetto” e Cap. 11 “Verifiche individuali” della Norma CEI 61439-1, mentre la verifica delle sovratemperature è da eseguirsi secondo la Norma CEI 17-43.

Al caso descritto è applicabile, a nostro parere, la seguente procedura:
1) Acquisizione della documentazione afferente al quadro elettrico esistente;
2) Esecuzione delle verifiche di cui al punto e) e sul quadro elettrico esistente;
3) Se la verifica di cui al punto 2) fosse positiva è possibile procedere all’intervento di modifica del quadro elettrico riaggiornando la documentazione esistente, il calcolo di sovratemperatura, gli schemi elettrici unifilari e rilasciare la documentazione come aggiornata vidimata dall’esecutore delle modifiche;
4) Se la verifica di cui al punto 2) fosse negativa proporre al proprietario del quadro elettrico i necessari interventi di adeguamento tecnico-normativo, una volta eseguiti detti interventi procedere contestualmente all’esecuzione delle modifiche richieste;
5) Qualora l’intervento di nuova posa sia delimitato ad una zona specifica del quadro elettrico (ad esempio: a valle di una barratura dedicata o in uno scomparto di una carpenteria in Forma 2 o 4) senza interventi sul resto del cablaggio del quadro elettrico è possibile, sempre dopo l’esecuzione delle verifiche di cui al punto e) certificare l’intervento aggiornando la documentazione come da punto 3.

Comments ( 7 )

  • Paolo

    Mi scusi ma alle frasi :
    “Alla mia richiesta di poter visionare la vecchia certificazione/progetto, omissis, lui mi risponde che è andata persa.”
    “mancano gli schemi unifilari, le targhette identificative di circuiti e costruttore/installatore”
    lei risponde :
    “Acquisizione della documentazione afferente al quadro elettrico esistente”
    “procedere all’intervento di modifica del quadro elettrico riaggiornando la documentazione esistente”

    Ma se le ha detto che la documentazione non c’è !

  • pietro

    attenzione! è pur vero che il quadro non è soggetto a progettazione ed è pur vero che l’aggiunta di un interruttore (o la sostituzione con un tipo diverso) implica la ricertificazione di quanto fatto e della verifica almeno delle sovratemperature, però è stata anche aggiunta la linea? perché se così fosse potrebbero imputare a chi ha messo l’interruttore di aver anche messo la linea di alimentazione delle utenze a valle. Quindi si tratterebbe di un ampliamento eseguito in assenza di progetto (luogo marcio) e chi risulta essere l’ultimo ad intervenire, se non specifica bene cosa ha fatto, finisce nelle grane. saluti

  • Andrea

    Buongiorno,
    Mi sono trovato spesso in questa situazione e la risposta coincide in pieno con le mie aspettative. L’errore fatto, a mio avviso, è a monte. Se alla richiesta di documentazione la risposta è “è andata persa” la prima cosa da fare è un rilievo ed una verifica degli schemi elettrici (che, ricordo, DEVONO essere allegati al quadro a prescindere dal progetto). Solo dopo aver rilevato gli schemi ed adeguate le mancanze, si può procedere alla modifica, se , poi , tale modifica, è in ambienti MARCI, l’installatore DEVE fermare il committente ed avvisarlo che prima ci vuole un progetto.

  • Max

    Ottima risposta.
    Caro Paolo, la risposta è data ad usum fabricae…

  • antonio ottaviani

    salve, a proposito del argomento del post vorrei chiedere:

    Quali normative si applicano specificatamente alla certificazione di quadri elettrici BT in ambito industriale?
    Dove posso reperire uno schema, o una lista relativa alle prove tecniche con strumentazione e non, da effettuare?

    grazie

  • Natascia

    Salve, leggere questo post mi invoglia a fare una domanda.
    MI hanno adeguato l’impianto elettrico e rilasciato certificato. Guardando gli allegati mi sono resa conto che la successione degli interruttori non corrisponde. Sono sì gli stessi, ma l’ordine è diverso. Ho chiesto alla ditta di correggere, ma stanno facendo resistenza, dicendo che è tutto regolare, e il cliente non dovrebbe neanche vedere quegli schemi. È possibile?! Io non mi sento per niente tranquilla e sto insistendo… Sbaglio?

  • Antonio

    E’ trascorso un po’ di tempo dalla domanda di Natascia che saluto.
    Io partirei molto a monte. Chiamatela dichiarazione di conformità perchè l’impianto è conforme alle Norme vigenti.
    Chiunque operi su un quadro se ne assume la responsabilità ( la Norma ci impone di effettuare modifiche
    che siano COMPATIBILI CON L’ESISTENTE), Quindi mi sembra utile suggerire che è obbligo controllare il tutto e se le cose non vanno e il committente non ci sente NON SI EFFETTUA IL LAVORO (la RESPONSABILITA’ non si delega ed è VOSTRA!).
    Per Natascia, (detto tra noi) l’ordine degli interruttori non è un grosso problema, puoi ricordare loro che i fatti sembrano dire che TU abbia messo mano al quadretto cambiando l’ordine. Poi uno schemino e un disegnino (schema elettrico e planimetria) anche su carta igienica puoi richiederlo tranquillamente.
    Ricorda che puoi cambiare l’impianto come vuoi (e provocare disastri si fà per dire) perchè loro non potranno mai dimostrare che sia opera tua (Infatti non c’è nero su bianco).
    E in ultimo affermo che la dichiarazione di conformità è a garanzia dell’installatore e non del cliente, al cliente serve solo per dimostrare ai controlli di legge che il lavoro è stato eseguito da una ditta con i requisiti richiesti dalla legge.
    Un saluto a tutti

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