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Da zuccherifici a centrali elettriche

Conclusi gli accordi sta per iniziare la parte operativa della trasformazione di 4 dei complessivamente 13 zuccherifici che devono chiudere l’attività. Vengono trasformati in centrali elettriche alimentate con biomasse.
Energia elettrica al posto dello zucchero: è il traguardo raggiunto da Actelios (gruppo Falck) e Seci con l’accordo per la produzione di energia da fonti rinnovabili tramite la jointventure paritetica Powercrop.
Il progetto, nato a supporto del piano di riconversione dei centri produttivi della Eridania Sadam, renderà possibile trasformare quattro zuccherifici in impianti alimentati con biomasse per la produzione di energia elettrica, con una potenza installata complessiva di 150MW: Castiglion Fiorentino (Arezzo), Russi (Ravenna), Fermo e Villasor (Cagliari).
Le aree agricole circostanti, prima dedicate alla produzione di barbabietole da zucchero, saranno convertite a coltivazioni no food tipo pioppi e canne speciali per la produzione di biomasse ed olii vegetali.
Le biomasse hanno il maggiore potenziale nella creazione di posti di lavoro fra le fonti energetiche, e per di più sono in linea con il protocollo di Kyoto. Costituiscono un’opportunità per la produzione pulita di energia e carburanti in rapido sviluppo. L’Italia è solo all’inizio e dispone di un’elevato potenziale.
Oggi, le biomasse soddisfano il 15% degli usi energetici primari nel mondo, ma in America la quota si riduce al 3,2%. Anche in Europa la media è bassa, non più del 3,5%, con punte del 18% in Finlandia, 17% in Svezia, 13% in Austria. In Italia appena il 2% del fabbisogno è coperto dalle biomasse.
La Actelios, già attiva nel fotovoltaico, è l’unica società italiana di produzione di energia da fonti rinnovabili quotata in Borsa. «Gli accordi con gli enti territoriali sono avviati, ora inizia la parte operativa che da un lato dipende dai cicli di crescita delle piante coltivate, dall’altro dalle tempistiche di costruzione delle centrali», spiega l’amministratore delegato Roberto Tellarini.
«In questo modo vengono avvicinati anche in Italia il mondo agricolo e quello industriale»

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