Ogni via di fuga porta con sé due obblighi separati: un pittogramma sempre visibile che indichi la direzione di esodo e un livello minimo di illuminamento sul percorso quando viene a mancare l’alimentazione ordinaria. Sono due requisiti con parametri e verifiche propri, e la loro gestione coinvolge progettista, installatore e manutentore in momenti diversi della vita dell’impianto.
Le norme di riferimento aggiornate
Il quadro si è mosso con la UNI EN 1838:2025, dedicata all’illuminazione di emergenza, e con la CEI EN 50172:2024, sui sistemi di illuminazione di emergenza per le vie di esodo. Entrambe distinguono ora con maggiore precisione la fase di progettazione da quella di installazione. Accanto a queste resta la UNI 11222, che disciplina le verifiche periodiche e la tenuta del registro dei controlli: ogni apparecchio installato è un dispositivo da censire, testare e documentare nel tempo.
Quanto deve essere grande un cartello
Per la segnaletica, la UNI EN 1838 lega la distanza di visibilità (VD) all’altezza del pittogramma con la relazione VD = Z x h, dove h è l’altezza del segnale e Z un coefficiente che vale 200 per i segnali illuminati internamente e 100 per quelli illuminati dall’esterno. Un pittogramma retroilluminato alto 16 cm garantisce quindi una distanza di visibilità di 32 metri.
La norma fissa anche un angolo di vista massimo di 20 gradi tra l’osservatore e il segnale. Nei locali con soffitti alti, un cartello installato troppo in alto rispetto all’occhio di chi percorre il corridoio esce dal campo utile, anche quando è dimensionato correttamente. Per l’illuminazione del percorso, il valore minimo richiesto dalla UNI EN 1838 lungo le vie di esodo è di 1 lux.

Luminanza e contesto
Il rispetto del minimo normativo non chiude la questione della leggibilità. Negli ambienti con illuminazione generale elevata, come negozi, uffici open space e aree commerciali, un pittogramma poco luminoso rischia di perdersi rispetto a quanto lo circonda. In fase di progetto conviene quindi valutare anche la luminanza del segnale in funzionamento ordinario.
Manutenzione e monitoraggio
Gli aggiornamenti normativi hanno riportato l’attenzione sulla manutenibilità degli impianti di sicurezza. Ogni apparecchio in più significa una batteria in più da sostituire, un test in più da eseguire e una riga in più nel registro. Tra i committenti cresce intanto la richiesta di monitoraggio a distanza, un tema meno normato che permette di programmare gli autotest previsti dalla UNI 11222 senza un sopralluogo per ogni verifica.
Un caso applicativo
Su questi requisiti Beghelli ha sviluppato la nuova gamma Exit Pro, conforme tra le altre a UNI EN 1838, CEI EN 50172, UNI 11222, EN 60598-2-22 ed EN 62034. La variante Exit Pro Combo riunisce nello stesso apparecchio segnaletica e illuminazione di emergenza, riducendo il numero di dispositivi da installare e verificare. Le tre taglie corrispondono a distanze di visibilità di 25, 32 e 60 metri, e le versioni da 25 e 32 metri superano i 500 cd/m² di luminanza in funzionamento ordinario.
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